| IL GOMMONE: è VERA GLORIA? | ||
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Il successo del gommone Anche senza ricorrere alle statistiche che non ho avuto il tempo di esaminare, il fatto che il gommone, ed in particolare la sua evoluzione con carena rigida, abbia avuto e continui ad avere un successo crescente è sotto gli occhi di tutti; anzi si potrebbe dire che proprio l’avvento del gommone abbia influenzato in modo positivo tutto il movimento della nautica da diporto, quasi quanto la Vespa e la Cinquecento hanno significato per la mobilità terrestre; non parliamo poi degli impieghi professionali e paramilitari, dove in alcune particolari applicazioni rappresenta la soluzione insostituibile; restando in ambito diportistico però, la domanda che sorge spontanea è se il successo del gommone sia vera gloria o se si tratta della solita tendenza modaiola degli italiani (i cui cantieri sono sicuramente, nel bene e nel male, i più fantasiosi e creativi al mondo, in tema di gommoni). Non voglio tenervi troppo in ansia, la mia risposta è decisamente “SI”. Si possono fare tutti i distinguo che si vuole e dare ad essi la giusta rilevanza ma bisogna ammetterlo, i gommoni, godono di una reputazione pienamente meritata. Questo è un articolo introduttivo, quindi rimanderò l’analisi critica dettagliata delle peculiarità del gommone a successivi appuntamenti però, è innegabile che il gommone non solo ha influenzato la nautica da diporto, ma ha probabilmente rivoluzionato il modo e le possibilità di andare per mare con piccole imbarcazioni. Se questa estate, nel periodo da ferragosto ai primi di settembre, in corrispondenza delle ferie, avessi dovuto dare retta al vento (che a Portopino, incanalandosi fra le isole di S.Antioco e S. Pietro e la Sardegna accelera sempre almeno uno o due beaufort più che altrove) sarei dovuto uscire a pesca due o tre volte; invece, siccome le ferie al mare capitano solo una volta all’anno, sono uscito tutti i giorni, col mio Novamarine 540, con vento fra i 4 e i 6 beaufort, e sono uscito a pescare, non a diventare o a fare il matto o a bisticciare con le onde, questo mentre gli amici con barca rigida di pari classe o superiore si dovevano accontentare di trovare qualche ridosso per fare il bagno… Non solo motivazioni tecniche Basterebbe solo la considerazione sulle sue eccezionali doti nautiche a farmi dire sì, quella del gommone è vera gloria. Nonostante questa superiorità sia comunemente riconosciuta, il successo del gommone non ha esclusivamente origine nelle sue qualità tecniche, ma deve anche essere ricercata in motivazioni più istintive e legate alla sensibilità con la quale ciascuno si rapporta al mare. Quante volte, nelle lunghe serate invernali passate a discutere di mare, di pesca, di barche, a proposito del gommone si formano due fazioni inconciliabili che spesso non sanno definire tecnicamente i termini delle loro posizioni; non si parla più di tenuta di mare, capacità di carico, spazi interni, tipo, frequenza e periodo climatico di utilizzo, ma si va a finire in considerazioni, spesso del tutto inconsapevoli, di carattere estetico-filosofico. Questo approccio, di per se, essendo legato ad un aspetto della vita ricreativo, non è necessariamente negativo; d’altronde, cosa c’è di razionale e tecnicamente efficiente nel passare la domenica in mezzo al mare, magari pure incazzato al punto giusto, pranzando con gallette secche mentre a casa hanno i ravioli e il dentice al forno pescato la domenica precedente? Quindi ben venga anche l’amore irrazionale per una tipologia di imbarcazione che, un suo indubbio fascino lo ha; quanti diportisti da day cruiser si comprano un fisherman senza mai calare una lenza in mare. Se la scelta li appaga ben per loro. Divertimento in sicurezza D’altro canto col mare si gioca, ci si diverte, ma non si scherza, per cui le motivazioni tecniche di una scelta, quando riguardano la sicurezza, diventano imprescindibili; e qui il gommone, come ho accennato, ha parecchio da dire. Anzi, spesso, la navigazione in gommone con mare formato, se affrontata in condizioni di sicurezza e consapevolmente, può diventare un’esperienza piacevole e farci sentire un tutt’uno col mare, le onde ed il vento che tutto sommato è quello che cerchiamo quando andiamo per mare, ovvero la sensazione di essere vivi, parte di quella natura che nel mare mosso ha una delle sue espressioni più belle e selvagge. In tutta sincerità, parlando di imbarcazioni a motore, solo col gommone ho provato sensazioni di integrazione e affiatamento col mare paragonabili, anche se con le dovute proporzioni, alla pratica del windsurf estremo. L’idea chiave del gommone Da dove nascono le peculiarità del gommone, i pregi, i difetti? Per esprimere un giudizio sereno, bisogna spogliarsi di tutte le sensazioni istintive e dei pregiudizi legati alle proprie esperienze. Nulla come tradizione ed esperienze influenzano il giudizio sulle qualità di un mezzo nautico; ma la tradizione tenuta in conto in modo acritico, come l’esperienza priva di consapevolezza, portano al pregiudizio. Confesso che io stesso, da una vita appassionato navigatore di piccolissimo cabotaggio, quindi sempre alle prese con mezzi nautici che per dimensioni il mare lo sentono tutto, prima di occuparmi di gommoni e di valutarne le caratteristiche, sia riflettendoci davanti ad un tavolo da disegno che navigando in mare, nutrivo verso questi una quasi istintiva diffidenza; eppure il primo mezzo nautico di famiglia, agli inizi degli anni 60, fu il mitico “nautilus” Pirelli, rigorosamente a pagaia. Certo che da quello, ai Laros, agli Zodiac, al Novamarine da 17 metri ne è passata acqua sotto le carene. Uno dei motivi di difficoltà ad accettare il gommone, nasce probabilmente dal fatto che non fa capo a nessuna tradizione nautica in nessuna parte del mondo, anche se si basa sul principio più elementare legato alla navigazione: provate a chiedere ad un bambino (esente da preconcetti), quale sia la caratteristica principale che deve avere una barca: egli risponderà che deve galleggiare; e se è un bambino sveglio, alla domanda su come fa una nave d’acciaio a galleggiare egli risponderà perché è piena d’aria. L’idea chiave del gommone è stata quella di utilizzare l’aria non come semplice riempimento di un volume strutturalmente e geometricamente definito, dotato qiuindi di forma propria, ma come vero e proprio elemento strutturale, la cui funzione è quella di conferire sia la forma che la resistenza alle deformazioni, in tutto od in parte, al nostro natante. Il grande vantaggio del tubolare in pressione rispetto alle strutture tradizionali, è quello di essere deformabile, fattore che conferisce al gommone doti uniche, oltre che negli abbordi, anche nell’impatto sull’onda, presentando ad esso una carena a geometria variabile. Con l’avvento delle carene rigide questa funzione strutturale è stata ridimensionata, ma in un gommone ben progettato e costruito, la deformabilità sarà ancora un fattore importante (vi prometto di approfondire in futuro questo argomento, trascurato da molti, anche fra gli addetti ai lavori). Chi avesse la possibilità di seguire in cantiere la produzione di un gommone, riconoscerebbe il fatto che esso sia ben progettato e costruito, anche dall’osservazione che il tubolare gonfio avrà già la forma definitiva anche se non ancora accoppiato alla carena. Il “vero” gommone Questa idea dell’aria come elemento strutturale, questa peculiarità, che richiede l’impiego di elementi tubolari gonfiabili, ha fatto del gommone un mezzo nautico fortemente caratterizzato oltre che tecnicamente, anche nella sua fisionomia e geometria generale, per cui, da lontano, è facile dire: “gommone”; certo che, sfogliando le riviste e osservando più da vicino molti di quelli che oggi si chiamano ancora gommoni, diventa più difficile riconoscervi tutte le caratteristiche che definiscono, a parer mio, il “vero” gommone (caratteristiche che, per comodità di consultazione, ho elencato nel riquadro a parte). Ora direte, ma se per metà articolo ha tirato in ballo considerazioni estetico filosofiche... È vero, infatti considero perdonabili quelli che hanno eletto il gommone a status symbol e si comprano il sette metri per andare a fare il bagno, anche se sono indirettamente responsabili del fatto che cantieri e progettisti stiano impegnandosi allo spasimo per peggiorare le doti del gommone, a favore di aggiunte estetiche e allestimenti improbabili; tanto le qualità del gommone sono talmente intrinseche nella sua geometria da risultare ancora decisive nel determinare la sua superiorità nel comportamento in mare, soprattutto formato, sia da fermo, che in movimento. Comunque, nel dettare queste regole di classificazione, non voglio esprimere, come potrebbe equivocarsi anche per le considerazioni precedenti, un giudizio di merito su tutte le varianti che l’attuale produzione offre (almeno non lo voglio fare per il momento, senza specificarne le ragioni e quantomeno non in modo generalizzato). Voglio dire che relativamente a questo aspetto, non ho una posizione pregiudizialmente conservatrice, tanto è vero che in passato, mi sono reso responsabile della redazione di un progetto piuttosto innovativo che contravveniva in pieno alla prima e forse più caratterizzante fra le proprietà che ho elencato (vedi riquadro), pur conservando, in misura completa o parziale, le altre cinque. Allora perché non riesco a mascherare il disappunto di fronte a soluzioni progettuali e costruttive “snaturanti” il concetto di gommone? Il principio informatore della mia critica è questo: secondo me può essere corretto esaltare o prendere in prestito alcune qualità del gommone, magari utilizzando alcuni elementi per la costruzione di natanti che, anche se non è più possibile definire “veri gommoni”, comunque beneficiano di tali soluzioni; è contestabile il fatto di dotare i gommoni di soluzioni progettuali o strutture tipiche di altre tipologie di imbarcazione, che ne mortificano le qualità allo scopo di renderli più commerciali, (peccato machiavellico quindi ancora perdonabile) o addirittura solamente più facili da costruire (e qui il fine è davvero discutibile). Insomma non mi piacerebbe e non mi piace vedere soluzioni ibride dove invece di esaltare i vantaggi di due tipologie (gommoni e barche rigide) si sommano i difetti, come ad esempio succede con i famigerati gozzi plananti... (e su questo specifico argomento mi fermo qui, riservandomi di lanciare la pietra in un prossimo articolo). Un discorso appena iniziato Visto che di pietre ne ho lanciato parecchie, e che non ho nessuna intenzione di nascondere la mano, mi voglio fermare qui dando alla trattazione, come premesso, un carattere introduttivo. Rimando quindi ai prossimi articoli l’analisi critica e dettagliata delle sei caratteristiche del “vero” gommone elencate nel riquadro. Volutamente non ho impostato (come forse ci si sarebbe aspettati) l’articolo sull’esame analitico di vantaggi e svantaggi, pregi e difetti del gommone, in quanto un discorso serio di questo tipo richiede molti distinguo e diverse precisazioni, (soprattutto riguardo alle tipologie di impiego e di utenza), difficilmente esauribili in una trattazione breve, per cui, anche per questi aspetti, vi rimando ad una serie futura di articoli |
Caratteristiche
del “vero” gommone: 1)
Utilizzo strutturale dell’aria in pressione contenuta in elementi
pneumatici tubolari 2)
Murate di altezza e peso limitati e quindi baricentro complessivo
molto basso 3)
Tubolari “bagnati”, sia in dislocamento che durante l’impatto
sull’onda 4)
Tubolari liberi di deformarsi e di muoversi oscillando intorno alla
linea di incollaggio con la carena 5) Forma planimetrica ad “U” con specchio di poppa avanzato rispetto all’estrema poppa, costituita dalle estremità sporgenti dei tubolari 6) Prospetto longitudinale generalmente a cavallino concavo, con qualche rara concessione ad un suo rovesciamento nella parte prodiera specialmente in scafi di notevole dimensione
Gli utilizzi del gommone
Impieghi professionali civili e militari, nel salvataggio e nelle manutenzioni in mare; impieghi limite in missioni pericolose di esplorazione ma anche delinquenziali come il traffico di clandestini dall’Africa all’Europa, con carichi e sollecitazioni impensabili; raid, crociere e campeggio nautico anche a lungo raggio; competizioni offshore; mezzo di elezione quale tender e per il supporto di attività subacquee, crescente utilizzo come fisherman; pronto in qualunque momento a trasportare la famiglia; oggi anche cabinato, il gommone volante: ci sono dei limiti all’utilizzo del gommone? Cercheremo di capirlo nei prossimi appuntamenti.
Pregi e difetti del gommone: tutto dipende
Tenuta di mare, maneggevolezza, sicurezza negli abbordi difficili, grande capacità di carico, spazi interni sacrificati, presunta delicatezza dei tubolari: pregi e difetti del gommone sono da valutarsi non fine a se stessi ma in funzione del tipo di utilizzo, dalla sua frequenza e distrubuzione nell’arco dell’anno. Si cercherà di fare analisi seria nei prossimi articoli, magari anche col contributo delle esperienze e delle domande dei lettori.
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